Coronavirus: cosa accadrà dopo la grande pandemia?

La grande pandemia

La grande pandemia del 2020 e il conseguente lockdown ci hanno svegliato bruscamente dalla routine quotidiana. Qualcuno si è arreso all’idea, qualcuno si è reinventato, qualcun’altro sa che dovrà reinventarsi. Ma cosa accadrà adesso? Come cambierà la società dopo questa crisi?

La novità di questo momento, oltre al fatto di essere tutti agli arresti domiciliari senza aver commesso alcun reato, o almeno spero per te, è quella che siamo obbligati al hic et nunc, al qui ed ora.

Abbiamo poco o alcun modo di pensare al dopo per la precarietà in cui questo dopo ci viene offerto.

Se ci pensi su, le informazioni che riceviamo sono confuse, indefinite e mutevoli. Continuamente e quotidianamente ci viene detto tutto ed il contrario di tutto.

Forse potremo uscire il giorno X o forse no, forse le condizioni saranno queste o forse no. Potrebbe dipendere dall’andamento della diffusione del virus o potrebbe dipendere da noi e dal nostro modo di comportarci e di essere rispettosi delle regole.

Addirittura potrebbe essere grazie all’arrivo della bella stagione ed all’aumentare delle temperature che la situazione migliorerà.

La tentazione di spegnere tutto e di vivere per un po’ nell’oblio è tanta, ma ciò non toglie che siamo ancorati a questo momento, a questo tempo ed a queste ore, giorni, settimane, mesi che passano molto più lentamente.

Ti sarà capitato di attraversare diversi stati d’animo durante questo periodo che si sono distribuiti su più fasi e più sentimenti che avranno iniziato dall’euforia per le “vacanze” forzate da scuola o dal lavoro, fino alla preoccupazione per le modalità con cui portare a casa l’anno scolastico o lo stipendio, fino ad oggi, in cui si riesce a vedere finalmente la luce in fondo al tunnel (espressione curiosa di cui potremmo parlare in un nuovo articolo).

L’oggi che non smette tuttavia di spaventare per la “nuova” vita che ci aspetta, specialmente nelle sue diverse modalità di regolamentazione sociale.

C’è chi scommette su di noi e sul fatto che dalla pandemia e tutta questa faccenda avremo imparato qualcosa e chi di contro si aspetta l’esatto contrario.

E cioè che superata la paura di morire, quella che cambia da sempre un uomo, tutto tornerà in un breve lasso di tempo, come una volta.

Hai pensato a che posizione prendere? Da che parte stare? A chi sarai diventato dopo aver vissuto questa esperienza nuova per tutti? No? Beh dovresti. Non è pensabile che un tempo tale non lasci alcun segno, non insegni niente.

Vedila dall’angolazione che vuoi, ma fatti una tua idea. Pensa. Rifletti ed esci di nuovo là fuori con un tuo pensiero sulla questione. Devi sapere sin da subito che non esiste un modo giusto o sbagliato di vederla.

Da che mondo è mondo ci si divide da sempre fra gli ottimisti ed i pessimisti. Tra quelli che vedono il bene in ogni cosa e quelli che non trovano altro che lati negativi. Non importa.

Quello di cui abbiamo bisogno però è che si pensi e si rifletta su cosa stiamo e abbiamo passato durante la grande pandemia. E che si faccia qualcosa perché ciò non accada di nuovo.

Ai numeri dei sostenitori non farà tanta differenza se potrai essere annoverato tra le fila dell’una o dell’altra schiera, ma per un cambiamento sarà fondamentale che tu faccia qualcosa. Sì, proprio tu e soprattutto, anche tu.

Il dato di fatto, a cui la gente piace tanto far riferimento in un’epoca che si nutre di numeri, statistiche, proiezioni e grafici, è che senza l’uomo o comunque con una sua minore presenza, la natura non solo può farcela da sola, ma addirittura splende nella sua bellezza ancora di più.

Avrai sentito dei livelli di smog crollati, della purezza di aria e acqua tornate a livelli mai visti prima d’ora nelle grandi città. Avrai letto di svariate specie animali, mammiferi e pesci che si sono di nuovo impadroniti di alcune aree. Aree che erano stati costretti ad abbandonare per la massiccia presenza dell’uomo.

Quindi il primo punto che dovremmo affrontare sul dopo è qual è il nostro ruolo nel mondo e come far sì che esso non vada in contrasto con chi c’era prima di noi.

Il secondo punto su cui mi piacerebbe riflettere poi riguarda il “cambiamento” delle nostre abitudini per via della pandemia.

Diciamocelo francamente, le nostre abitudini sono un po’ andate alla deriva da qualche lustro e non ce ne siamo mai accorti fino a che qualcuno dall’alto non ce lo ha fatto notare.

È come quando camera tua diventa giorno dopo giorno un casino totale, ma tu non te ne accorgi perché il cambiamento per te è graduale e si mimetizza con la normalità.

Fino al momento in cui non entri in camera di un tuo amico e vedi cosa significa davvero l’ordine e la pulizia.

Ecco, con questa grande pandemia abbiamo avuto uno scossone del genere. Di colpo uno schiaffo in faccia da nostra madre che ci ha riportato alla disciplina dei giorni in cui eravamo bravi ragazzi.

Lo stimolo al cambiamento che ci viene richiesto è esogeno, ma la risposta? La risposta di che tipo dovrebbe essere? Ha suscitato mai in te qualcosa di positivo uno schiaffo di tua madre che ti urlava in faccia che era ora di rivedere il tuo stile di vita?

Se sei uno a cui piace la burocrazia e la deresponsabilizzazione ad essa associata che fa molto anni ’90, non vedrai l’ora che qualcuno ti dica esattamente cosa fare in modo poi da potergli rinfacciare che la colpa è sua se le cose vanno male e non tua che hai seguito per filo e per segno le sue direttive.

È il modus operandi che ci appartiene dal dopoguerra quindi ti immagino in piedi sul divano a fare sì con la testa.

Per spiegarmi meglio, non siamo un popolo che mette la cintura di sicurezza in macchina per proteggerci in caso di incidente, ma lo facciamo perché altrimenti due ci fermano verremo multati. Hai presente?

Dovremmo prediligere il cambiamento endogeno, quello che viene da dentro, dal basso e che poi si estende al resto. Non essere un prodotto di ciò che ti circonda (tralasciamo per una volta il termine società che magari spaventa), ma fai in modo che ciò che ti circonda sia un prodotto di quello che fai.

Non si tratta di avere la pretesa di cambiare tutto e tutti, ma ciò che ti circonda dovrebbe rappresentarti.

Penso che di buono da questa situazione possiamo imparare le regole igieniche e non scherzo. Quante volte si va in bagno e non ci si lava poi le mani? Quanti conosciamo che non lo fanno in quella come in altre situazioni?

Potremmo imparare a gestire al meglio le distanze sociali non piantando i passeggini nelle caviglie di quelli che ci precedono durante una passeggiata. Oppure non parlando nelle orecchie di quelli in fila davanti a noi mentre siamo al telefono con chissà chi.

Forse potremo addirittura in questo modo imparare a rispettare le code, ad essere puntuali agli appuntamenti, a cedere il posto sull’autobus a chi ne ha bisogno, a non appiccicarsi negli spogliatoi delle palestre.

Ma la cosa che più dovrebbe accompagnarci dal dopo-pandemia in avanti dovrebbe essere, secondo me, l’attenzione alla salute ed al benessere.

Ad autodistruggersi meno, a riservare un po’ più tempo alle abitudini sane e salutari che tanto sono state messe in discussione in questi giorni.

Più vita all’aria aperta, più attività nei parchi, più tempo per noi stessi e per la nostra cura e per quello che mangiamo. Abbiamo riscoperto la cucina casalinga e quella vecchia tuta che non mettevano da un po’ per mancanza di tempo e voglia.

Entrambe le cose ci hanno aiutato quando non c’era altro e magari non ci hanno fatto ammalare. Abbiamo riscoperto che la vera cura ce l’abbiamo noi in mano con le nostre abitudini e non può vendercela nessuno.

Non siamo stati liberi di fare altro, ma ci siamo liberati di molte cose superflue che ci intossicavano, ci appesantivano e ci hanno fatto perdere di vista i nostri obiettivi, qualunque essi siano.

E adesso guardando tutto da fuori, facendolo col senno di poi, siamo pronti al dopo. E checché se ne dica, sta a te far sì che sia un dopo che sia valso la pena di essere ritrovato ed abbia meritato di superare questo prima.

Tu come hai vissuto il cambiamento dovuto a questa pandemia? Fammelo sapere nei commenti!

A presto, Fabio.

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